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Il danno patrimoniale futuro va liquidato per intero (Cass. ordinanza n. 17815/2019)

Chiamata a decidere sul ricorso avverso la sentenza della Corte d’Appello di Milano che aveva liquidato il danno patrimoniale futuro richiesto dall’appellante per le ripercussioni sulla propria autonomia a causa dell’invalidità dovuta alle conseguenze di un sinistro stradale che aveva subito, stimando il costo mensile dell’assistenza personale in 600 euro, moltiplicato per un coefficiente di capitalizzazione corrispondente all’età del danneggiato e poi ridotto del 40% (ovvero la percentuale d’invalidità che gli era residuata a seguito del sinistro), la Corte di Cassazione, con l’ordinanza in commento, depositata il 3 luglio 2019, ha affermato il principio secondo cui il danno da spese future per assistenza personale (ovvero il costo per dover assumere una persona per l’assistenza della vittima) va liquidato al danneggiato per intero e non decurtato della percentuale d’invalidità permanente allo stesso riconosciuta.

Secondo la Suprema Corte, laddove la legge non disponga altrimenti, il risarcimento del danno aquiliano risponde al principio di integralità o di indifferenza di cui all’art. 1223 c.c., in forza del quale il risarcimento deve coprire « “tutto il danno e nulla più del danno”, come suolsi ripetere con antica formula».

Le eccezioni a tale fondamentale regola iuris sono solo quelle espressamente previste dal legislatore, come nel caso del concorso causale della vittima nella realizzazione del pregiudizio (art. 1227 c.c.).

Tale ipotesi deve poi essere mantenuta distinta quella del danno parziale che si concretizza ove il fatto illecito non abbia soppresso completamente il bene o l’utilità, con conseguente liquidazione sulla base del c.d. “valore di rimpiazzo”, per le cose materiali, oppure dell’entità del pregiudizio, per i beni immateriali come la salute.

Anche in tal caso deve comunque essere garantito il principio di integralità.

La sentenza impugnata non risulta aver correttamente applicato i summenzionati principi e viene dunque cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Milano che dovrà attenersi al principio secondo cui «il danno consistente nelle spese per assistenza personale, patito dalla vittima di lesioni personali, va liquidato ai sensi dell’art. 1223 c.c. stimando il costo presumibile delle prestazioni di cui la vittima avrà bisogno in considerazione delle menomazioni da cui è afflitta, rapportato alla durata presumibile dell’esborso. Il risarcimento così determinato è dovuto per intero, senza alcuna riduzione percentuale corrispondente al grado di invalidità permanente patito dal danneggiato»