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Criteri di calcolo del danno da lucro cessante in favore dei congiunti della vittima di un sinistro (Cass. Civ., VI° Sez. ord. n. 6619/18).

Con l’ordinanza in commento la Suprema Corte, ritenuto che la morte di un congiunto per fatto illecito determina in favore dei suoi familiari (nel caso esaminato: la moglie ed il figlio di una vittima da sinistro stradale) un danno patrimoniale da lucro cessante, consistente nella perdita delle elargizioni erogate loro dal defunto, che può essere liquidato sotto forma di rendita vitalizia o sotto forma di capitale, nell’ipotesi in cui detta posta di danno sia liquidata a titolo di capitale, ha precisato che la liquidazione va compiuta:

  • per la moglie, moltiplicando il reddito perduto dalla vittima per un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie, corrispondente all’età del più giovane tra i due;
  • per il figlio in base ad un coefficiente di capitalizzazione d’una rendita temporanea, corrispondente al numero presumibile di anni per i quali si sarebbe protratto il sussidio paterno.

 Nell’uno, come nell’altro caso, il reddito da porre a base del calcolo dovrà comunque:

  1. essere equitativamente aumentato, per tenere conto dei presumibili incrementi che il lavoratore avrebbe ottenuto, se fosse rimasto in vita;
  2. essere ridotto della quota di reddito che la vittima avrebbe destinato a sé, del carico fiscale e delle spese per la produzione del reddito.

Così, in estrema sintesi, il principio enunciato dalla Cassazione Civile VI° Sez. con ordinanza n. 6619/18.